Squalo 400 anni - Verità e vulnerabilità del gigante artico

Un maestoso squalo della Groenlandia, forse uno squalo 400 anni, nuota nelle profondità verdi.

Scritto da

Barbara Gatti

Pubblicato il

14 apr 2026

Indice

Quando si parla di squalo 400 anni, in realtà quasi sempre si intende lo squalo della Groenlandia, una specie artica capace di vivere per secoli. In questo articolo chiarisco perché si parla di 400 anni, come gli scienziati stimano l’età di questo animale, quali adattamenti biologici ne allungano la vita e perché una longevità così estrema rende la specie anche più fragile.

Ecco cosa conta davvero su questo gigante artico

  • Lo squalo della Groenlandia è il principale candidato quando si parla di una vita vicina ai 400 anni.
  • Le stime più accreditate oscillano tra 272 e 512 anni, quindi il valore “400” è una semplificazione utile ma non esatta.
  • La datazione avviene soprattutto sulle proteine della lente oculare, non contando anelli come si fa con altri pesci.
  • Cresce lentissimamente, raggiunge la maturità sessuale molto tardi e si riproduce con estrema calma.
  • La specie è vulnerabile soprattutto per la cattura accidentale e per la lentezza con cui le popolazioni si ricostituiscono.

Di quale specie stiamo parlando davvero

Io faccio sempre una distinzione netta tra la cifra simbolica dei 400 anni e la biologia reale dell’animale. La specie in questione è Somniosus microcephalus, lo squalo della Groenlandia: un grande squalo del Nord Atlantico e dell’Artico, adattato a freddo, profondità e scarsa luce.

Secondo NOAA, questa specie vive almeno 250 anni e può superare i 500. È un modo corretto di leggerla: non esiste un “compleanno” esatto universalmente valido, ma esiste una specie che, con tutta probabilità, ragiona in secoli invece che in decenni.

Aspetto Indicazione utile Perché conta
Longevità circa 272-512 anni il valore di 400 anni è una stima di sintesi, non un dato anagrafico preciso
Crescita meno di 1 cm all’anno spiega perché l’animale impiega moltissimo tempo a cambiare davvero
Maturità sessuale oltre il secolo, spesso intorno ai 150 anni la riproduzione arriva tardi e limita il ricambio della popolazione
Profondità fino a 2.200 m vive in ambienti freddi, difficili da osservare e da campionare

Il punto, quindi, non è trasformare la cifra in una leggenda romantica: il dato interessante è che parliamo del vertebrato vivente più longevo conosciuto. E per capire perché la stima è credibile, bisogna guardare al metodo con cui viene calcolata l’età di questi animali.

Come si stima l’età di uno squalo che non lascia anelli affidabili

Con molti pesci si usano vertebre, spine o strutture dure che conservano una specie di cronologia naturale. Qui il problema è diverso: lo squalo della Groenlandia non offre marcatori facili da contare, e i tessuti rigidi non si comportano come un tronco d’albero.

Nello studio pubblicato su Science nel 2016, i ricercatori hanno analizzato le lenti oculari di 28 femmine e hanno ottenuto una stima di almeno 272 anni, con l’esemplare più grande valutato a 392 ± 120 anni. Ecco perché in molti testi compare la soglia dei 400 anni: è una media narrativa comoda, ma nasce da un intervallo scientifico molto più ampio.

Il trucco sta nelle proteine della lente dell’occhio, formate prima della nascita e poi sostanzialmente conservate nel tempo. Datare quel materiale con il radiocarbonio permette di agganciare l’età dell’animale a un riferimento chimico preciso, ma non elimina l’incertezza. Io considero questo punto fondamentale: il metodo è robusto, però non produce una data di nascita al giorno.

  • Restituisce un intervallo, non una certezza assoluta.
  • Dipende dal campione disponibile e dalle ipotesi statistiche usate per collegare taglia ed età.
  • Funziona bene per descrivere l’ordine di grandezza, cioè un animale che vive per secoli.

In pratica, la domanda giusta non è “ha davvero 400 anni esatti?”, ma “può davvero superare i tre secoli in modo naturale?”. La risposta è sì, e il motivo sta nella sua biologia, non nel caso.

Perché può vivere così a lungo

Se guardo ai dati, vedo un animale costruito per consumare pochissima energia. Vive in acque gelide, profonde e stabili; cresce in modo lentissimo; raggiunge la maturità dopo decenni; e affronta un ciclo riproduttivo più vicino al ritmo della geologia che a quello dei pesci costieri.

Fattore Effetto biologico Conseguenza pratica
Acqua fredda metabolismo rallentato meno energia spesa ogni giorno
Profondità e buio ambiente relativamente stabile meno stress ambientale rispetto a specie costiere
Crescita minima poco sviluppo annuale il corpo cambia lentamente e si “consuma” più gradualmente
Maturità tardiva riproduzione rimandata di molti decenni la popolazione si rinnova con grande lentezza

Ci sono poi altri numeri che aiutano a mettere a fuoco il quadro: la crescita è stimata in meno di 1 cm all’anno, la maturità sessuale arriva spesso intorno ai 150 anni e la gestazione è stata stimata tra 8 e 18 anni. Sono cifre quasi controintuitive, ma proprio per questo raccontano bene il compromesso evolutivo della specie: massima lentezza, massima durata.

Io la leggo così: non è un animale “invincibile”, è un animale estremamente specializzato. E quando una specie vive così a lungo, il problema non è solo come sopravvive, ma anche dove vive e quanto facilmente possiamo incontrarla.

Un maestoso squalo di Groenlandia, forse un antico squalo di 400 anni, nuota nelle fredde acque artiche, illuminato da una luce soffusa dall'alto.

Dove vive e perché quasi nessuno lo incontra

Lo squalo della Groenlandia abita soprattutto il Nord Atlantico e l’Artico, spesso in zone dove la temperatura dell’acqua resta molto bassa per tutto l’anno. Non è una presenza da costa italiana né un animale che un bagnante possa vedere vicino alla riva: si muove tra fondali profondi, acque fredde e ambienti poco accessibili.

Questo dettaglio cambia molto la percezione del lettore. Quando si immagina uno squalo, si pensa quasi sempre a un predatore rapido e visibile; qui siamo davanti al contrario. È un grande nuotatore lento, capace di scendere a profondità notevoli e di mantenere un profilo ecologico basso, quasi discreto.

  • Profondità frequentate: fino a circa 2.200 metri.
  • Velocità massima: sotto i 2,9 km/h.
  • Temperatura preferita: acque fredde, spesso tra 0 °C e 6 °C.

Per chi ama il mare, il messaggio è semplice: la maggior parte della biodiversità più interessante non si vede dalla battigia. Esiste un oceano profondo che funziona con regole proprie, e questo squalo è uno dei suoi simboli più forti. Ed è proprio la sua specializzazione a renderlo vulnerabile quando entra in contatto con la pesca.

Perché questa longevità lo rende anche più fragile

Un animale che impiega decenni per crescere e maturare non può assorbire bene le perdite improvvise. Se un adulto viene rimosso dall’ecosistema, non basta aspettare pochi anni per rimpiazzarlo: servono tempi lunghissimi, spesso incompatibili con la pressione della pesca moderna.

La minaccia principale oggi non è la caccia diretta come un tempo, ma la cattura accidentale nelle reti e nei palangari. A questo si aggiungono il rallentamento del ricambio generazionale e i cambiamenti dell’Artico, dove la riduzione dei ghiacci e l’espansione delle attività di pesca possono alterare habitat e rotte.

  • Bycatch: lo squalo può finire catturato senza essere l’obiettivo della pesca.
  • Ripresa lenta: con maturità tardiva e gestazione lunga, la popolazione recupera con difficoltà.
  • Pressione climatica: l’Artico cambia più in fretta di molte altre aree oceaniche.
  • Vecchie reti, nuovi rischi: la profondità non protegge automaticamente da attività umane sempre più estese.

Se c’è un insegnamento pratico, per me è questo: la longevità non coincide con la resilienza. Una specie può vivere a lungo e restare comunque molto esposta, soprattutto quando il suo equilibrio dipende da un ritmo biologico lentissimo. Capire questo aiuta a leggere meglio anche gli altri grandi abitanti del mare profondo.

La cifra dei 400 anni, in pratica, cosa ci dice sul mare profondo

La storia di questo squalo non serve solo a collezionare record. Serve a ricordare che il mare contiene forme di vita capaci di misurare il tempo in modo completamente diverso dal nostro, e che una stima apparentemente curiosa nasconde una lezione molto seria su ecologia, conservazione e limiti della ricerca.

Se devo riassumere il punto con onestà, direi così: il numero “400” è una scorciatoia utile, ma il vero messaggio è ancora più forte. Lo squalo della Groenlandia è un animale di secoli, cresciuto per restare quasi immobile, fragile proprio perché lento, e prezioso perché ci mostra quanto resta da capire degli ecosistemi marini più profondi.

Per chi ama il mare, questo è il tipo di informazione che cambia lo sguardo: meno leggenda da superficie, più rispetto per ciò che vive lontano dalla riva e fuori dal nostro ritmo.

Domande frequenti

Le stime scientifiche indicano una longevità tra 272 e 512 anni. Il valore "400 anni" è una semplificazione utile, ma la specie è effettivamente il vertebrato più longevo conosciuto, vivendo per secoli.

L'età viene stimata analizzando le proteine della lente oculare con il radiocarbonio. Queste proteine si formano prima della nascita e offrono un riferimento chimico per datare il tessuto, fornendo un intervallo di età piuttosto che una data esatta.

La sua longevità è dovuta a un metabolismo estremamente rallentato, tipico degli ambienti freddi e profondi in cui vive. Cresce meno di 1 cm all'anno e raggiunge la maturità sessuale molto tardi, spesso intorno ai 150 anni.

No, al contrario. La sua estrema lentezza nel crescere e riprodursi lo rende molto vulnerabile. Le popolazioni faticano a recuperare da perdite causate da catture accidentali o cambiamenti ambientali, rendendolo fragile.

Abita le acque fredde e profonde del Nord Atlantico e dell'Artico, spesso a profondità fino a 2.200 metri. Raramente si avvicina alla superficie o alle coste, preferendo ambienti stabili e poco accessibili all'uomo.

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Barbara Gatti

Barbara Gatti

Mi chiamo Barbara Gatti e ho 11 anni di esperienza nel settore del mare, della spiaggia e del benessere marino. La mia passione per questi temi è nata durante le estati trascorse sulla costa, dove ho scoperto l'importanza di un ambiente marino sano e rigenerante. Scrivo per condividere informazioni utili e pratiche su come godere al meglio delle bellezze naturali e dei benefici che il mare può offrire. Mi piace approfondire argomenti come le attività acquatiche, la cura della pelle esposta al sole e le tecniche di rilassamento che si possono praticare sulla spiaggia. Il mio approccio è quello di garantire contenuti accurati e aggiornati, frutto di ricerche approfondite e di un confronto costante con le ultime tendenze. Mi impegno a semplificare concetti complessi per renderli accessibili a tutti, affinché ogni lettore possa trarre il massimo dal proprio tempo trascorso al mare. Spero che le mie parole possano ispirare e guidare chi desidera vivere un'esperienza di benessere marino autentica e soddisfacente.

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