Il numero di specie di pesci non è una cifra fissa da imparare a memoria, perché cambia con la tassonomia e con le nuove descrizioni scientifiche. La risposta più utile, però, esiste: oggi la stima più solida si muove intorno a 37.600 specie valide, con altre grandi banche dati che restano poco sopra le 36.000. In questo articolo chiarisco come leggere questi numeri, perché non coincidono sempre e che cosa significa davvero parlare di pesci, squali e biodiversità nel Mediterraneo.
I numeri che contano davvero sono pochi ma vanno letti bene
- La stima più credibile oggi è intorno a 37.600 specie valide di pesci.
- Un’altra grande banca dati supera le 36.000 specie censite.
- Le differenze dipendono da tassonomia, sinonimi, specie criptiche e criteri di inclusione.
- Gli squali sono pesci, ma rappresentano solo una piccola quota del totale.
- Nel Mediterraneo la biodiversità è alta: oltre 500 specie di pesci, con molte specie costiere osservabili vicino alla riva.
I numeri che contano davvero sono questi
Se devo dare una risposta breve e onesta, la formula migliore è questa: oggi esistono circa 37.600 specie valide di pesci. È la cifra che fotografa meglio il quadro attuale se parliamo di specie riconosciute nella classificazione più aggiornata disponibile.
Accanto a questo numero, un’altra grande base dati resta poco sopra le 36.000 specie. La distanza non è un errore: è il risultato naturale di aggiornamenti diversi, tempi diversi di revisione e scelte tassonomiche non perfettamente sovrapponibili. In pratica, chi cerca una risposta rapida vuole un ordine di grandezza; chi lavora con la biodiversità ha bisogno di sapere anche quale conteggio sta usando.
| Quadro | Numero indicativo | Come va letto |
|---|---|---|
| Stima più aggiornata delle specie valide | circa 37.600 | Rappresenta il totale più utile quando si parla di specie riconosciute oggi |
| Altra grande banca dati globale | oltre 36.000 | Copertura molto ampia, ma con criteri e aggiornamenti leggermente diversi |
| Stime storiche più prudenti | circa 20.000 | Erano utili anni fa come ordine di grandezza, ma oggi sono troppo strette |
Io, quando spiego questo tema, parto sempre da qui: il numero non è sbagliato solo perché cambia, cambia perché la conoscenza si aggiorna. E proprio questo ci porta alla domanda successiva, cioè perché due fonti serie non coincidono mai perfettamente.
Perché le stime non coincidono sempre
La prima cosa da chiarire è che in biologia il termine “pesci” è molto comodo, ma non è una scatola perfettamente rigida. Dentro ci stanno gruppi diversi, con storie evolutive differenti, e la tassonomia viene continuamente rivista. Per questo il totale può salire, scendere o spostarsi leggermente da una pubblicazione all’altra.
Specie valide, specie descritte e sinonimi
Una specie valida è una specie che oggi viene riconosciuta come distinta. Una specie descritta può invece essere un nome pubblicato in passato che, dopo le revisioni, finisce per essere considerato sinonimo di un’altra specie. Questo è uno dei motivi più frequenti per cui i conteggi non sono identici.
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Le specie criptiche fanno crescere il totale
Le specie criptiche sono specie diverse che, a occhio, sembrano quasi uguali. Le analisi genetiche le distinguono meglio della sola morfologia. Quando succede, il numero complessivo aumenta perché quello che prima sembrava un unico pesce, in realtà, era un piccolo gruppo di specie separate.
| Fattore | Effetto sul conteggio | Perché conta |
|---|---|---|
| Revisione tassonomica | Può far salire o scendere il totale | Le specie vengono divise, unite o rinominate |
| Sinonimi | Evita doppi conteggi | Un vecchio nome non sempre indica una specie separata |
| Specie criptiche | Aumenta il numero delle specie riconosciute | Il DNA rivela differenze invisibili a colpo d’occhio |
| Ambito del database | Rende i numeri non perfettamente confrontabili | Alcune fonti includono solo specie viventi, altre hanno criteri più ampi |
Per questo, quando leggo una cifra sulle specie ittiche, non mi fermo al numero in sé: guardo sempre che cosa è stato contato. Ed è proprio questa distinzione che rende più chiaro il ruolo dei grandi gruppi di pesci.

Come si distribuiscono i grandi gruppi di pesci
Guardare il totale senza vedere la composizione interna porta facilmente fuori strada. In realtà, la quasi totalità delle specie appartiene ai teleostei, cioè al grande gruppo dei pesci ossei moderni che comprende la maggior parte delle specie che incontriamo in mare, nei fiumi e persino nelle pescherie.
| Grande gruppo | Numero indicativo | Esempi e lettura pratica |
|---|---|---|
| Teleostei | 34.982 | La parte dominante del mondo ittico: sardine, orate, tonni, cernie, gobidi e migliaia di altre specie |
| Elasmobranchi | 1.294 | Squali e razze, cioè i pesci cartilaginei più noti |
| Olocefali | 58 | Le chimere, meno famose ma importanti dal punto di vista evolutivo |
| Altri gruppi viventi | 201 | Missine, lamprede, storioni, celacanti, pesci polmonati e altri gruppi antichi |
La somma di questi gruppi porta a poco più di 36.500 specie viventi censite in una delle principali banche dati globali. Il dato utile, però, non è solo la somma: è capire che il mondo dei pesci è dominato da un grande blocco di specie ossee moderne, mentre gli altri gruppi occupano una quota più piccola ma biologicamente molto interessante. Da qui il passo verso squali, razze e chimere è naturale.
Dove si collocano squali, razze e chimere
Qui vale una precisazione che continua a creare confusione: gli squali sono pesci. Più precisamente, sono pesci cartilaginei, insieme a razze e chimere. Non appartengono al grande gruppo dei teleostei, ma al ramo degli elasmobranchi e degli olocefali.
Numericamente, parliamo di una quota molto più piccola rispetto ai pesci ossei: gli elasmobranchi superano di poco le 1.200 specie, e aggiungendo le chimere si arriva a circa 1.350 specie di pesci cartilaginei. Eppure, dal punto di vista ecologico, il loro peso è enorme. Molti squali sono predatori apicali, regolano le reti trofiche e risentono in modo forte della pressione umana, soprattutto dove la pesca è intensa.
Questo è il punto che spesso si perde nel dibattito pubblico: gli squali sono pochi rispetto al totale, ma il loro ruolo è sproporzionatamente importante. Capire dove si collocano aiuta a non trattarli come un mondo a parte, perché sono parte integrante della biodiversità marina. E se spostiamo lo sguardo dal quadro globale al Mediterraneo, il discorso diventa ancora più concreto.
Cosa significa per il Mediterraneo e per chi vive il mare in Italia
Nel Mediterraneo la biodiversità non raggiunge i numeri sterminati delle fasce tropicali, ma resta molto alta: si superano 500 specie di pesci, e molte sono ben riconoscibili lungo le coste italiane. È una ricchezza che si vede soprattutto nei fondali rocciosi, nelle praterie di posidonia, nelle baie riparate e nelle zone di transizione tra acque basse e più profonde.
Per chi va al mare con occhi curiosi, questo significa una cosa semplice: la varietà non è solo “lontano” o “difficile da vedere”. Anche vicino alla riva si possono incontrare occhiate, salpe, saraghi, donzelle, bavose, tordi, muggini e, nei contesti giusti, cernie o piccoli elasmobranchi. Il numero globale conta, ma quello che osservi davvero dipende da habitat, stagione, temperatura e pressione antropica.
In Italia c’è anche un altro aspetto da non trascurare: il Mediterraneo è un mare relativamente chiuso, quindi risente rapidamente di specie introdotte, riscaldamento delle acque e spostamenti di distribuzione. Alcune specie diventano più comuni, altre arretrano, e il catalogo locale cambia nel tempo più di quanto molti immaginino.
Per questo, se ti interessa il mare non solo come paesaggio ma come ecosistema, il dato sulle specie non è una curiosità da enciclopedia: è una chiave per leggere meglio ciò che vedi in spiaggia, in barca o durante un’immersione. E prima di chiudere, vale la pena trasformare tutto in una formula pratica, facile da ricordare.
La formula giusta da usare quando serve una risposta chiara
Se devo riassumere il tema in modo utile, uso questa formula: nel mondo esistono circa 37.600 specie valide di pesci, ma il numero cambia leggermente a seconda della banca dati e della tassonomia adottata. È una frase corretta, semplice e abbastanza solida da reggere anche quando qualcuno chiede una cifra precisa.
- Se ti serve un numero singolo, usa circa 37.600.
- Se vuoi essere più prudente, parla di 36.000-38.000 specie.
- Se citi gli squali, ricorda che sono pesci cartilaginei e non un gruppo separato dal mondo ittico.
- Se parli del Mediterraneo, il riferimento utile è oltre 500 specie, con forte variabilità locale.
In pratica, la risposta più corretta non è solo “quante specie di pesci esistono”, ma anche quale tipo di conteggio stai usando. È questo dettaglio a fare la differenza tra una cifra generica e una risposta davvero affidabile.