Squali nel Mediterraneo: specie, avvistamenti e sicurezza in mare

Un esemplare di una delle specie di squali più eleganti nuota nelle profondità blu.

Scritto da

Guendalina Costantini

Pubblicato il

24 mag 2026

Indice

Tra le specie di squali più note, alcune vivono in alto mare, altre restano vicino al fondo e altre ancora filtrano il plancton con una calma quasi sorprendente. Capire queste differenze serve davvero: aiuta a leggere meglio il mare, a distinguere un incontro raro da un falso allarme e a capire perché nel Mediterraneo questi animali contino molto più di quanto sembri. Qui li guardo da tre angolazioni pratiche: classificazione, specie più utili da conoscere e criteri concreti per interpretare un avvistamento.

Le differenze tra gli squali contano più del nome comune

  • Nel mondo sono note oltre 500 specie, mentre nel Mediterraneo e nel Mar Nero la FAO ne indica circa 47.
  • La distinzione più utile non è tra “grandi” e “piccoli”, ma tra squali pelagici, costieri, di fondo e di profondità.
  • Nelle acque italiane si citano spesso verdesca, palombo, gattuccio e, molto più raramente, specie grandi come lo squalo bianco.
  • Nel Mediterraneo circa 46% delle specie valutate di squali e affini risulta minacciato.
  • Per chi va al mare, la regola pratica è semplice: osservare, non avvicinarsi e non alimentare gli animali.

Come classifico gli squali senza perdermi nei nomi

Io parto sempre da un punto semplice: gli squali sono pesci cartilaginei, cioè condroitti, quindi parenti stretti di razze e chimere. Non tutti hanno lo stesso aspetto, non vivono nello stesso ambiente e non si comportano allo stesso modo. Nel linguaggio divulgativo si tende a parlare di “squali” come se fossero un blocco unico, ma in realtà la classificazione vera passa da habitat, forma del corpo, dieta e profondità di vita.

La FAO indica che nel Mediterraneo e nel Mar Nero sono presenti circa 47 specie di squali: un numero notevole per un bacino chiuso, molto frequentato e sottoposto a forte pressione umana. Questo è il primo dato che aiuta a cambiare prospettiva: non esiste uno “squalo mediterraneo” unico, ma un insieme di specie molto diverse tra loro.

Criterio Cosa cambia davvero Perché mi interessa
Habitat Acque aperte, costa, fondali o grandi profondità Dice dove è più probabile incontrarlo
Forma del corpo Fusiforme, appiattita o molto allungata Aiuta a capire come si muove e come caccia
Dieta Pesci, cefalopodi, altri elasmobranchi o plancton Spiega se è un predatore attivo o un filtratore
Taglia Da meno di un metro a oltre otto Ridimensiona paure e aspettative

Questa distinzione è più utile di qualsiasi etichetta da documentario, perché un pelagico non si comporta come un abitante del fondo e un filtratore non ha nulla a che fare con l’immagine aggressiva che spesso si associa agli squali. Ed è proprio da qui che conviene passare alle categorie più pratiche da ricordare.

Le grandi categorie che spiegano quasi tutto

Un maestoso squalo nuota nelle acque azzurre, mostrando la sua forma elegante. Diverse specie di squali popolano i nostri oceani.

Quando devo spiegare gli squali a chi non è del mestiere, preferisco dividerli per stile di vita. È un metodo più onesto e più utile dei nomi spettacolari: aiuta a capire dove vivono, quanto si avvicinano alla costa e perché alcuni incontri sono possibili solo in condizioni particolari.

  • Pelagici - Vivono in mare aperto, hanno corpo affusolato e nuotano in modo continuo. Qui rientrano specie come verdesca, squalo volpe e, in alcune aree, il mako. Sono gli squali che più spesso immaginiamo quando pensiamo a grandi migrazioni.
  • Costieri - Frequentano zone prossime alla riva, fondali sabbiosi e aree meno profonde. Palombo, gattuccio e squatina rientrano bene in questo gruppo. Di solito sono discreti, notturni e molto meno “cinematografici” di quanto si creda.
  • Di fondo - Passano gran parte del tempo vicino al substrato marino. Il loro corpo e il loro comportamento sono adattati a fondali misti, relitti o zone rocciose. Per chi va in immersione sono più interessanti dei bagnanti, perché tendono a restare bassi e immobili.
  • Di profondità - Vivono dove la luce cala molto o sparisce quasi del tutto. Qui la biologia cambia parecchio: metabolismo più lento, movimenti più misurati, minore interazione con l’uomo. Sono tra gli squali meno noti ma più affascinanti.
  • Filtratori - Il caso più famoso è lo squalo elefante. Enorme, lento e assolutamente non costruito per inseguire prede grandi, si nutre di plancton. È il classico esempio che smonta l’idea dello squalo come predatore “sempre in caccia”.

Questa griglia basta già a chiarire molto: se un animale vive in mare aperto, ha un corpo affusolato e si sposta su grandi distanze, la possibilità di incontrarlo mentre fai il bagno è diversa da quella di uno squalo di fondo o di un filtratore. E nel Mediterraneo italiano, questo ragionamento diventa ancora più utile quando si scende nel dettaglio delle singole specie.

Le specie che contano davvero nel Mediterraneo italiano

Se sposto il discorso sulle coste italiane, non mi interessa inseguire i nomi più spettacolari del cinema. Preferisco concentrarmi sulle specie che aiutano davvero a capire la fauna locale, perché sono quelle che raccontano meglio il mare che frequentiamo o osserviamo da riva.

Specie Dove la incontri più facilmente Perché vale la pena conoscerla
Verdesca Acque aperte, spesso lontano dalla costa È uno dei pelagici più noti del Mediterraneo e ha un profilo affusolato molto riconoscibile
Palombo comune Fondali costieri e zone di transito vicino al fondo È tra gli squali più discreti: facile da sottovalutare, ma importante per capire gli ecosistemi costieri
Gattuccio Fondi sabbiosi e rocciosi, spesso in acque basse Piccolo, notturno e poco appariscente; mostra bene quanto vario possa essere il mondo degli squali
Squatina, o angelo di mare Fondo sabbioso e aree costiere tranquille Ha un corpo appiattito che lo fa sembrare quasi una razza, ma resta uno squalo a tutti gli effetti
Squalo volpe Mare aperto La coda lunghissima lo rende inconfondibile; è uno di quegli esempi che mostrano quanto l’evoluzione possa essere “creativa”
Squalo elefante Superficie e mezze acque, soprattutto dove c’è plancton È gigantesco ma filtratore: impressiona molto più di quanto rappresenti un problema per i bagnanti
Squalo bianco Raro nel bacino, soprattutto in contesti aperti e profondi È il nome più famoso in assoluto, ma nel Mediterraneo l’incontro resta eccezionale e non va confuso con la normalità delle coste italiane

Il punto, qui, non è collezionare nomi ma capire che la maggior parte degli squali mediterranei non vive nello stesso spazio che occupiamo noi quando nuotiamo vicino alla riva. Per questo, prima di parlare di rischio, conviene capire come leggere un avvistamento senza trasformarlo subito in emergenza.

Come distinguere un avvistamento serio da una semplice ombra

Io guardo sempre tre cose: dove si trova l’animale, come si muove e quanto è affidabile l’immagine o la segnalazione. Dal telefono, da lontano o con il mare mosso, tutto sembra più grande e più ambiguo. E la confusione con delfini, tonni, pesci luna o grandi ombre è molto più comune di quanto si dica.

  • Se l’animale è lontano dalla costa e procede in linea retta, spesso si tratta di una specie pelagica in transito.
  • Se resta vicino al fondo o in acque torbide, è più facile che sia una specie costiera o di fondo.
  • Se la sagoma sembra enorme in un video corto, il problema può essere la prospettiva, non la taglia reale.
  • Se l’animale non si avvicina ai bagnanti e non cambia direzione verso il movimento umano, di solito sta semplicemente attraversando l’area.
  • Se l’avvistamento nasce da un’immagine isolata, io diffido sempre delle conclusioni immediate: senza contesto, il margine di errore è alto.

In pratica, un buon avvistamento non si “decide” in pochi secondi: si legge. E questa lettura diventa ancora più importante quando si passa alla domanda che interessa quasi tutti, cioè se gli squali siano davvero pericolosi per chi nuota.

Quanto sono pericolosi per chi nuota

Qui preferisco essere diretto: il rischio esiste, ma nel Mediterraneo resta basso per chi fa il bagno in modo normale e non provoca l’animale. La maggior parte degli squali evita le persone. Gli incidenti sono rari rispetto al numero di uscite in mare, immersioni e giornate in spiaggia. A livello globale, pochi grandi predatori concentrano gran parte dei casi più noti, mentre molte specie non hanno alcun interesse nei confronti dell’uomo.

Le situazioni che aumentano la probabilità di un incontro sgradevole sono abbastanza chiare:

  1. Acqua torbida o scarsa visibilità.
  2. Pesca in corso, esche o presenza di pesce ferito.
  3. Alba e tramonto, quando alcune specie sono più attive.
  4. Nuotare in mezzo a branchi di pesce foraggio o in aree di caccia.
  5. Tentare di avvicinare, toccare o fotografare troppo da vicino l’animale.

Se invece capita un avvistamento vicino alla spiaggia, la risposta migliore è semplice: uscire con calma, evitare movimenti bruschi, non inseguire lo squalo e avvisare subito il bagnino o chi gestisce la sicurezza della zona. Il mare non si governa con il panico, e nemmeno con le semplificazioni. Da qui si capisce anche perché la tutela di questi animali riguarda tutti, non solo chi li studia.

Perché la loro tutela riguarda anche chi vive il mare da vicino

Gli squali non sono un dettaglio folcloristico del mare: sono indicatori ecologici. Quando le loro popolazioni si riducono troppo, il cambiamento non riguarda solo una specie, ma l’equilibrio dell’intera rete alimentare. Questo è il punto che, secondo me, viene ignorato più spesso: proteggere gli squali non significa difendere un simbolo, ma il funzionamento del mare.

L’IUCN segnala che circa il 46% degli squali e delle specie affini del Mediterraneo valutate è minacciato. Le cause principali sono abbastanza note: sovrapesca, catture accidentali, pressione costiera e riproduzione lenta. Il termine bycatch indica proprio le catture accidentali, cioè gli animali presi senza essere l’obiettivo diretto della pesca. Per gli squali questo è un problema serio, perché molte specie crescono lentamente e recuperano con fatica le perdite.

In altre parole, il tema non è solo “quanti squali vediamo”, ma che tipo di mare vogliamo avere. Un ecosistema impoverito perde predatori, biodiversità e stabilità. E quando succede, lo nota anche chi va in spiaggia, chi pesca da riva, chi fa immersioni o semplicemente vuole un mare vivo e leggibile.

Le tre cose che mi farebbero interpretare meglio un incontro in mare

Se dovessi ridurre tutto a poche regole pratiche, partirei da queste. Mi aiutano a leggere uno squalo senza farmi guidare dall’immaginario, e aiutano anche chi frequenta la costa a distinguere un normale passaggio da una situazione da gestire con attenzione.

  • Guarda il contesto: profondità, visibilità, presenza di pesce e distanza dalla riva contano più del panico del momento.
  • Non confondere presenza e minaccia: vedere uno squalo non significa automaticamente essere in pericolo.
  • Rispetta la distanza: non alimentare gli animali, non seguirli e non cercare di “testarne” il comportamento.

Quando si parte da questi criteri, il mare diventa meno misterioso e più comprensibile. E gli squali tornano a essere quello che sono davvero: una parte complessa e preziosa dell’ecosistema, da conoscere con attenzione prima ancora che da temere.

Domande frequenti

Nel Mediterraneo e nel Mar Nero sono presenti circa 47 specie di squali. Questo numero include una vasta gamma di squali, dai piccoli gattucci ai grandi filtratori come lo squalo elefante, rendendo il bacino molto più vario di quanto si pensi.

Gli squali possono essere classificati in pelagici (mare aperto), costieri (vicino alla riva), di fondo (vicino al substrato), di profondità (acque buie) e filtratori (si nutrono di plancton). Questa distinzione aiuta a capire dove e come è più probabile incontrarli.

Nelle acque italiane si incontrano più frequentemente la verdesca (pelagica), il palombo comune e il gattuccio (costieri/di fondo). Specie come lo squalo elefante sono presenti ma meno comuni, mentre lo squalo bianco è molto raro.

Il rischio di incontri pericolosi con squali nel Mediterraneo è basso per chi nuota normalmente. La maggior parte degli squali evita l'uomo e gli incidenti sono rari. È fondamentale mantenere la distanza e non provocare gli animali.

Per interpretare un avvistamento, considera il contesto: dove si trova l'animale, come si muove e l'affidabilità della segnalazione. Spesso, un'ombra o un movimento lontano sono specie in transito o altre creature marine. Non confondere la presenza con la minaccia.

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Guendalina Costantini

Guendalina Costantini

Mi chiamo Guendalina Costantini e ho 13 anni di esperienza nel mondo del mare, della spiaggia e del benessere marino. La mia passione per questi temi è nata fin da giovane, quando trascorrevo le estati sulla costa, immergendomi nella bellezza e nella serenità che solo il mare può offrire. Scrivere di questi argomenti mi permette di condividere con gli altri non solo la mia conoscenza, ma anche il mio amore per la natura e per uno stile di vita sano. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni utili e aggiornate, esplorando vari aspetti legati al mare e al benessere. Mi piace approfondire le ultime tendenze, semplificare argomenti complessi e garantire che le mie fonti siano sempre verificate. Il mio obiettivo è aiutare i lettori a comprendere meglio come il mare possa influenzare positivamente la loro vita, offrendo spunti pratici e ispirazione per un benessere autentico e duraturo.

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