Lo squalo non si muove come un pesce “qualunque”: il suo nuoto è il risultato di una macchina biologica molto efficiente, fatta di coda, pinne, forma del corpo e, in molte specie, anche di respirazione in movimento. In questo articolo ti spiego in modo chiaro come si muove lo squalo, perché alcune specie devono nuotare senza fermarsi e cosa cambia tra uno squalo veloce di mare aperto e uno che vive vicino al fondo.
In breve, lo squalo si muove con un equilibrio preciso tra spinta, portanza e controllo
- La spinta principale arriva dalla coda, che oscilla da destra a sinistra.
- Le pinne pettorali aiutano a “sostenere” il corpo in acqua, come piccole ali.
- Le pinne dorsali e le altre pinne servono soprattutto a stabilizzare e a guidare.
- Non tutte le specie nuotano allo stesso modo: alcune sono rapide e continue, altre lente e adatte al fondale.
- Molti squali devono continuare a muoversi per far passare acqua sulle branchie, ma non tutti dipendono dallo stesso meccanismo.
Il corpo dello squalo è costruito per tagliare l’acqua
Quando osservo uno squalo in movimento, la prima cosa che noto è che il suo corpo non è pensato per “spingere” l’acqua a caso, ma per attraversarla con il minimo spreco di energia. La forma è fusiforme, cioè affusolata e simile a un siluro: davanti è più piena, poi si stringe gradualmente verso la coda. Questo profilo riduce la resistenza dell’acqua e rende il nuoto più fluido.
C’è poi un dettaglio spesso sottovalutato: lo scheletro è cartilagineo, non osseo. La cartilagine non rende automaticamente lo squalo leggero come un palloncino, ma contribuisce a un assetto diverso da quello dei pesci ossei. Inoltre la pelle è coperta da minuscoli denticoli dermici, strutture simili a piccole scaglie dentate che rendono la superficie ruvida al tatto ma più efficiente in acqua. In pratica, lo squalo non “sfida” l’acqua: la trasforma in un ambiente in cui scorrere meglio.
In biomeccanica si parla spesso di nuoto carangiforme, cioè di un’ondulazione concentrata soprattutto nella parte posteriore del corpo. È qui che il movimento diventa davvero efficace, e da qui entra in gioco il motore principale: la coda.
Ed è proprio il modo in cui la coda lavora, insieme alle pinne, a spiegare il resto del movimento.

La coda spinge, le pinne stabilizzano
La coda è il vero propulsore. Oscilla lateralmente e genera la forza che spinge in avanti il corpo. Nella maggior parte degli squali la pinna caudale è eterocerca, cioè il lobo superiore è più sviluppato di quello inferiore. Questa asimmetria non è un difetto: aiuta a creare una spinta efficiente e, in molte specie, anche una certa portanza verso l’alto.
Le altre pinne non sono decorative. Le pinne pettorali, quelle ai lati del corpo, funzionano un po’ come ali: aiutano a mantenere l’assetto e a evitare che l’animale sprofondi. Le pinne dorsali servono soprattutto a stabilizzare, riducendo il rischio di rotazioni laterali, mentre le pinne pelviche e l’anale partecipano al bilanciamento complessivo. La coda fa avanzare, le pinne rendono il movimento stabile: è una divisione del lavoro molto più raffinata di quanto sembri.
Come ricorda NOAA Fisheries, la coda eterocerca è una delle caratteristiche più riconoscibili degli squali e, in specie come la volpe di mare, diventa addirittura uno strumento di caccia. Questo significa che la forma della coda non serve solo a nuotare, ma può cambiare anche il modo in cui lo squalo interagisce con le prede.
Da qui si capisce perché non esista un solo modo di nuotare: ogni specie ha adattato questo schema di base al proprio ambiente.
Non tutti gli squali nuotano allo stesso modo
Se vuoi capire davvero come si muove lo squalo, devi evitare l’idea di un modello unico. Uno squalo che caccia in mare aperto, uno che vive vicino al fondale e uno che usa la coda come frusta si muovono in modo molto diverso, pur partendo dalla stessa architettura di base.
| Tipo di squalo | Movimento tipico | Dove si nota di più | Perché è importante |
|---|---|---|---|
| Pelagico veloce, come il mako | Nuoto deciso, ondulazione regolare e ampia nella parte posteriore | Mare aperto | Punta su velocità, inseguimento e lunga percorrenza |
| Bentonico, come la verdesca di fondo o la nutrice | Movimento lento, molto vicino al substrato, con pause più frequenti | Fondo sabbioso, reef, grotte | Risparmia energia e sfrutta appoggi e rifugi |
| Squalo volpe | Coda lunghissima usata come frusta | Acque aperte, zone di caccia | La coda non serve solo a spingere, ma anche a stordire la preda |
| Squalo epaulette | Può avanzare anche “camminando” con pinne pettorali e pelviche | Lagune, reef, pozze di marea | È un esempio estremo di adattamento al fondale e agli spazi stretti |
Lo Smithsonian Ocean descrive l’epaulette come uno degli squali più curiosi proprio perché può “camminare” e restare senza ossigeno per circa un’ora: un dato utile perché mostra quanto il movimento dello squalo dipenda dall’habitat, non solo dalla specie. In altre parole, il mare non produce un unico stile di nuoto, ma una serie di soluzioni molto diverse.
Queste differenze contano ancora di più quando entra in gioco la respirazione.
Perché molte specie devono continuare a muoversi
Uno dei malintesi più diffusi è pensare che tutti gli squali debbano nuotare senza sosta. In realtà, il quadro è più sfumato. Molte specie pelagiche dipendono dalla ventilazione da nuoto, spesso chiamata anche ram ventilation: l’acqua entra nelle branchie grazie al movimento in avanti del corpo. Se smettono troppo a lungo, il flusso d’acqua diminuisce e la respirazione diventa meno efficiente.
Altre specie, invece, possono pompare acqua attivamente con la bocca e la faringe, restando ferme o quasi ferme per periodi più lunghi. È il caso di diversi squali di fondo, che si appoggiano su rocce, sabbia o rifugi naturali e non hanno bisogno di una locomozione continua per respirare. Qui sta la differenza che molti ignorano: non è lo squalo in sé a “dover sempre nuotare”, ma il suo modo specifico di respirare.
Questo spiega anche perché alcuni squali sembrano più “inermi” e altri molto instancabili. La loro fisiologia è stata costruita per una nicchia precisa, e il movimento ne è una conseguenza diretta.
Quando poi entra in scena la caccia, il nuoto cambia ancora una volta, perché la priorità non è più solo avanzare: è accelerare, girare e colpire nel momento giusto.
Come cambiano il movimento quando cacciano o girano stretto
Durante la caccia lo squalo non mantiene sempre lo stesso ritmo. Spesso alterna fasi di crociera a scatti brevi e molto energici. La coda aumenta la frequenza dell’oscillazione, il corpo si irrigidisce in parte e le pinne pettorali lavorano come stabilizzatori per tenere la traiettoria sotto controllo. È una strategia efficiente: meglio un breve sprint ben calibrato che una velocità alta mantenuta troppo a lungo.
Le virate strette sono un altro aspetto interessante. Uno squalo non gira come un pesce piccolo che cambia direzione di colpo; usa il corpo intero, inclina l’assetto, modifica l’angolo delle pinne e distribuisce il peso idrodinamico in modo intelligente. In una specie come lo squalo volpe, la coda lunga può persino diventare un’arma. Invece di limitarsi a spingere, frusta l’acqua per stordire le prede: un esempio molto chiaro di come la locomozione possa diventare comportamento di caccia.
Qui si vede bene una regola generale: la velocità da sola non basta. Servono controllo, stabilità e precisione. Ed è utile ricordarselo anche quando si osserva uno squalo vicino alla costa o da una barca.
È proprio lì che il movimento va letto con calma, senza trasformare ogni gesto in un segnale di pericolo.
Come leggere il suo movimento quando lo osservi in mare
Se vedi uno squalo vicino a una costa, da un’imbarcazione o in un’area di immersione, il movimento racconta molto più di quanto sembri. Un nuoto regolare, con traiettoria lineare e oscillazione costante della coda, indica spesso semplice spostamento. Una andatura lenta e controllata vicino al fondo suggerisce invece esplorazione, riposo attivo o ricerca di cibo sul substrato.
- Nuoto regolare e continuo: di solito è spostamento o pattugliamento.
- Scatti brevi e ripetuti: spesso indicano caccia o cambi rapidi di direzione.
- Corpo basso e pinne ben aperte: assetto stabile, spesso vicino al fondo.
- Traiettoria ampia e costante: movimento efficiente, tipico di uno squalo in crociera.
La cosa più utile, quando lo osservi, è non fermarti al singolo gesto. Un colpo di coda, da solo, non dice quasi nulla. Conta la sequenza: ritmo, profondità, ampiezza della curva e rapporto con l’ambiente. Se il contesto è una zona ricca di pesce, per esempio, un comportamento più dinamico non indica automaticamente aggressività: può semplicemente voler dire che lo squalo sta pattugliando un’area di caccia.
Alla fine, la chiave è questa: capire come si muove lo squalo significa leggere una soluzione biologica molto precisa, non un gesto casuale. Quando osservi il suo nuoto con attenzione, vedi una macchina progettata per spingersi, equilibrarsi, respirare e cacciare nello stesso tempo. E proprio per questo lo squalo resta uno degli animali marini più eleganti e più efficaci da interpretare.