La classificazione delle tartarughe sembra un dettaglio da manuale, ma in realtà aiuta a capire perché alcune specie vivono quasi sempre in mare, altre frequentano acque costiere e altre ancora tornano sulle spiagge solo per deporre le uova. In questo articolo chiarisco la gerarchia tassonomica, le due famiglie delle tartarughe marine, le specie che contano nel Mediterraneo e gli aspetti pratici che vale la pena conoscere quando si passa tempo in costa. Per chi ama il mare, questa distinzione non è accademica: serve a leggere meglio gli avvistamenti e a rispettare gli animali nel modo giusto.
Le informazioni chiave da tenere a mente
- Le tartarughe rientrano nell’ordine Testudines, ma le forme marine non appartengono a un’unica famiglia.
- Le famiglie attuali delle tartarughe marine sono Cheloniidae e Dermochelyidae.
- Nel Mediterraneo si osservano con regolarità soprattutto Caretta caretta, poi Chelonia mydas e, molto più raramente, Dermochelys coriacea.
- In Italia la specie più frequente è la tartaruga comune, con siti di nidificazione soprattutto in Sicilia meridionale, Isole Pelagie e Calabria ionica.
- Se incontri una tartaruga o un nido, la regola migliore è ridurre il disturbo e avvisare i canali competenti.
Come si legge la classificazione delle tartarughe
Io partirei da un punto semplice: quando parliamo di tartarughe, non stiamo parlando di un solo gruppo compatto, ma di una gerarchia di livelli. Come ricorda Treccani, in ambito scientifico il termine “tartaruga” viene spesso riferito ai cheloni marini, mentre le forme terrestri vengono indicate più spesso come testuggini; nell’uso comune, però, i due termini si sovrappongono.
Per orientarsi senza confondersi, aiuta leggere la tassonomia dal generale al particolare. La sequenza utile è questa:
| Livello | Cosa indica | Esempio pratico |
|---|---|---|
| Ordine | Il grande gruppo dei rettili con carapace e piastrone | Testudines |
| Superfamiglia | Le tartarughe adattate alla vita marina | Chelonioidea |
| Famiglia | Il gruppo biologico più vicino tra specie simili | Cheloniidae e Dermochelyidae |
| Specie | L’animale preciso che stai osservando | Caretta caretta, Chelonia mydas, Dermochelys coriacea |
Questa distinzione evita l’equivoco più comune: chiedersi “a quale famiglia appartiene la tartaruga?” come se esistesse una sola risposta. In realtà, la risposta corretta dipende dalla specie, e da qui si arriva in modo naturale alle due famiglie marine principali.

Le due famiglie delle tartarughe marine
Le tartarughe marine viventi si dividono in due famiglie, e la differenza non è solo estetica. Una famiglia raggruppa le tartarughe con guscio duro e scuti cornei, l’altra comprende la liuto, che ha una corazza più flessibile e un aspetto decisamente diverso. Io trovo utile guardarle non come “animali simili”, ma come soluzioni evolutive differenti allo stesso problema: vivere bene in mare.
| Famiglia | Caratteristiche | Specie viventi | Nota utile |
|---|---|---|---|
| Cheloniidae | Carapace rigido con scuti cornei; arti trasformati in pinne | 6 specie | È la famiglia più ricca di specie e comprende le tartarughe marine che si incontrano più spesso nelle acque temperate e tropicali |
| Dermochelyidae | Corazza coriacea, senza il classico rivestimento osseo rigido | 1 specie | Comprende la tartaruga liuto, la più grande tra le tartarughe marine, che può superare i 2 metri e i 600 chili |
La famiglia dei chelonidi include specie come la tartaruga comune, la verde, l’embricata e le due ridley; quella dei dermochelidi è invece rappresentata dalla sola Dermochelys coriacea. In pratica, se guardi un guscio rigido e ben scudato, sei quasi sempre davanti a una chelonide; se noti una struttura più “morbida” e uniforme, il pensiero corre subito alla liuto. Capire questo passaggio aiuta a leggere meglio la fauna marina del Mediterraneo, che è il cuore del prossimo punto.
Quali specie contano davvero nel Mediterraneo e in Italia
Nel Mediterraneo le tartarughe marine presenti con regolarità sono tre: Caretta caretta, Chelonia mydas e Dermochelys coriacea. Secondo ISPRA, la specie più frequente nel nostro mare è la tartaruga comune, che in Italia ha siti di nidificazione soprattutto in Sicilia meridionale, Isole Pelagie e Calabria ionica.
- Caretta caretta - è la più comune, si adatta bene alle acque costiere e in Italia è quella che incontro più spesso nelle segnalazioni di spiaggiamento o nidificazione.
- Chelonia mydas - è meno frequente e tende a legarsi di più alle aree calde; nel Mediterraneo è presente, ma con numeri più contenuti rispetto alla tartaruga comune.
- Dermochelys coriacea - è la visitatrice occasionale per eccellenza: rara nei nostri mari, più grande delle altre e meno legata alle coste mediterranee per la nidificazione.
Questa fotografia è utile perché impedisce di fare un errore frequente: pensare che tutte le tartarughe marine abbiano lo stesso comportamento. In realtà cambiano distribuzione, abitudini alimentari, frequenza degli avvistamenti e perfino il modo in cui usano la costa. E questa differenza conta moltissimo per chi frequenta spiagge e stabilimenti, perché la classificazione non è solo un esercizio di nomi.
Perché questa distinzione conta davvero per chi vive il mare
Se guardo la questione da un punto di vista pratico, la famiglia di appartenenza aiuta a capire anche i rischi e le priorità di protezione. Le tartarughe marine dipendono dal mare, ma per la riproduzione hanno bisogno della terra: la femmina esce sulla spiaggia, depone le uova e poi lascia che sia il calore della sabbia a fare il resto. Basta poco per compromettere tutto, soprattutto luci artificiali, rumore, passaggio di persone o interventi improvvisati.
Qui, secondo me, vale una regola molto semplice: non trattare una tartaruga come una curiosità da avvicinare. Se ne incontri una, o se trovi tracce di risalita sulla sabbia, io farei così:
- mantieni distanza e riduci al minimo il disturbo;
- evita flash, torce forti e movimenti bruschi;
- non spostare sabbia, uova o piccoli appena nati;
- se l’animale è in difficoltà, segnala subito la situazione ai canali di soccorso locali invece di intervenire da solo;
- lascia libero il percorso verso il mare, soprattutto di notte e nelle aree di nidificazione.
Il punto non è solo proteggere un animale bello da vedere. È anche leggere la spiaggia come habitat, non come sfondo. Quando la classificazione è chiara, diventa più facile capire perché una certa zona merita più attenzione, perché alcune luci sono un problema e perché i residui di pesca o i rifiuti possono diventare pericolosi per specie già vulnerabili.
Le tre cose da ricordare davanti a un avvistamento
Se devo ridurre tutto a una bussola semplice, io tengo ferme tre idee: prima l’ordine, poi la famiglia, infine la specie. È questa gerarchia che spiega perché una tartaruga possa essere comune, rara o solo di passaggio, e perché certe coste siano così importanti per la sopravvivenza delle popolazioni mediterranee.
- Ordine - tutte le tartarughe appartengono ai Testudines.
- Famiglia - le marine viventi sono divise tra Cheloniidae e Dermochelyidae.
- Comportamento corretto - osserva da lontano, non disturbare e segnala se noti una situazione anomala.
Per chi ama la costa, questo è già abbastanza per leggere il mare con più attenzione: pochi nomi ben messi, meno confusione e più rispetto per un animale che torna sulle spiagge solo quando la sua biologia glielo chiede davvero.