Tartarughe - Guida al riconoscimento in Italia

Guida alle tartarughe di terra, con focus su Testudo hermanni, marginata e graeca. Immagine di una tartaruga terrestre.

Scritto da

Guendalina Costantini

Pubblicato il

16 mar 2026

Indice

Le tartarughe non sono tutte uguali, e nel Mediterraneo questa differenza conta più di quanto sembri. Se osservi il mare dalla spiaggia, una laguna costiera o un tratto di costa rocciosa, capire se hai davanti una specie marina, d’acqua dolce o terrestre cambia il modo in cui la riconosci, la interpreti e soprattutto la rispetti. Qui trovi una guida chiara ai principali tipi di tartarughe, con un taglio pratico pensato per chi vive o frequenta il mare in Italia.

Le categorie da conoscere prima di guardare al mare

  • Tre grandi gruppi aiutano subito a orientarsi: marine, d’acqua dolce e terrestri.
  • Nel mondo esistono sette specie di tartarughe marine, ma nel Mediterraneo italiano le più rilevanti sono poche.
  • La specie più probabile sulle nostre coste è Caretta caretta, che nidifica regolarmente nel Sud Italia.
  • Se incontri una tartaruga in spiaggia, la scelta giusta è tenere distanza, evitare luci e chiamare il 1530 se serve assistenza.
  • Per riconoscerla davvero conta prima l’habitat, poi la forma del carapace e infine il comportamento.

Come si dividono le tartarughe in pratica

La Britannica oggi colloca le tartarughe nell’ordine Testudines, un gruppo molto ampio che comprende centinaia di specie. Io però parto da una distinzione più utile per chi è al mare: tartarughe marine, tartarughe d’acqua dolce e testuggini terrestri. È una semplificazione, sì, ma è quella che evita gli errori più comuni.

Se vuoi un dettaglio tecnico, i biologi distinguono anche linee evolutive diverse in base al modo in cui rientrano il collo nel guscio, ma questo dato serve poco quando stai osservando un animale sulla battigia. Per riconoscerle davvero, contano di più questi elementi:

  • Le tartarughe marine hanno pinne anteriori lunghe, un corpo più affusolato e depongono le uova sulla sabbia.
  • Le tartarughe d’acqua dolce vivono in laghi, fiumi, stagni e zone salmastre, con zampe palmate e un rapporto più diretto con l’acqua ma meno “marino”.
  • Le tartarughe terrestri, o testuggini, hanno zampe robuste e colonnari, un passo più lento e una vita quasi interamente sulla terra ferma.

La differenza sembra banale solo finché non devi capire se un animale visto vicino a una duna, a un canale o in mare aperto richiede attenzione, distanza o semplice osservazione. Da qui conviene passare alle specie marine che contano davvero per chi frequenta le coste italiane.

Le specie marine che contano nel Mediterraneo italiano

Nel mondo le tartarughe marine sono sette: tartaruga comune o Caretta caretta, tartaruga verde, tartaruga liuto, tartaruga embricata, tartaruga di Kemp, tartaruga bastarda olivacea e tartaruga dorsopiatta australiana. Nel Mediterraneo il quadro si restringe molto, e per l’Italia la specie davvero importante è la Caretta caretta, che WWF Italia indica come la più diffusa nel bacino e quella che nidifica regolarmente lungo le coste meridionali.
Specie Presenza nel Mediterraneo italiano Come la riconosco Perché conta
Caretta caretta È la più comune e la più probabile da incontrare lungo le coste italiane; nidifica regolarmente nel Sud. Testa robusta, carapace brunastro, comportamento costiero. È la specie da conoscere per prima se frequenti spiagge e porti.
Chelonia mydas Presenza meno frequente, ma reale nel Mediterraneo. Corpo più rotondo, adulto spesso legato a praterie marine. Ricorda che non tutte le tartarughe marine sono predatrici.
Dermochelys coriacea Visitatore raro. Carapace più morbido e pelle coriacea, dimensioni molto grandi. È il gigante del gruppo e segue rotte pelagiche ampie.
Eretmochelys imbricata Molto rara nel Mediterraneo. Becco marcato e scuti sovrapposti. Specie tropicale, utile da conoscere ma improbabile in Italia.
Lepidochelys kempii Occasionale e accidentale. Più piccola delle altre, con presenza sporadica. Interessante in un quadro globale, marginale per la costa italiana.
La regola pratica è semplice: se l’animale che vedi è davvero una tartaruga marina, è molto più probabile che tu stia osservando una Caretta caretta che qualsiasi altra specie. Le altre hanno un interesse naturalistico enorme, ma restano incontri rari. Una femmina può percorrere fino a 12.000 chilometri prima di nidificare, quindi l’esemplare che compare davanti a te non è quasi mai “locale” nel senso intuitivo del termine. E per completezza tassonomica, la settima specie marina, la dorsopiatta australiana, non ha un ruolo nel Mediterraneo.

Da qui nasce il passaggio successivo: non basta sapere quali specie esistono, bisogna anche capire quali sono quelle che non andrebbero confuse con una tartaruga marina.

Acqua dolce e terraferma non vanno confuse con il mare

Molti errori nascono perché si usa la parola “tartaruga” come se indicasse un solo animale. In realtà, nelle zone costiere italiane è facile vedere specie che appartengono a contesti diversi: acqua dolce, lagune, stagni, colline, terreni secchi. Se separi bene questi ambienti, riconosci l’animale molto prima di guardare i dettagli del carapace.

Gruppo Habitat tipico Segni distintivi Esempi utili
Acqua dolce Fiumi, laghi, stagni, canali e alcune lagune. Zampe palmate, buona abilità nel nuoto, spesso prende il sole su tronchi e sponde. Emys orbicularis, Mauremys leprosa, Trachemys scripta.
Terrestri, o testuggini Terra ferma, macchia mediterranea, prati secchi, colline e ambienti aridi. Zampe robuste e colonnari, guscio più alto, movimenti lenti e poca dipendenza dall’acqua. Testudo hermanni, Testudo graeca, Testudo marginata.
Marine Mare aperto, coste, spiagge e praterie sottomarine. Pinne anteriori sviluppate, corpo affusolato, depone le uova sulla sabbia. Caretta caretta, Chelonia mydas, Dermochelys coriacea.

Questa distinzione è più importante di quanto sembri anche in Italia, dove capita di osservare tartarughe d’acqua dolce in canali, o esemplari introdotti come Trachemys scripta in laghetti e parchi. Una tartaruga vista in un bacino interno non è automaticamente marina, e una testuggine terrestre non va letta come “una tartaruga che ha scelto di stare sulla spiaggia”. Sono contesti diversi, con esigenze diverse e con un rapporto diverso con il mare.

Capito questo, il passo davvero utile è capire come comportarsi quando l’incontro avviene in spiaggia o durante una nuotata.

Come comportarti se ne avvisti una sulla spiaggia

Qui la teoria lascia spazio al comportamento. Se avvisti una tartaruga in mare o sulla spiaggia, la regola giusta non è avvicinarsi per guardarla meglio, ma ridurre il disturbo. Le schiuse avvengono in genere dopo 45-70 giorni, quindi un nido richiede pazienza, distanza e silenzio.

  1. Mantieni almeno 10 metri di distanza se l’animale è sulla spiaggia o sta tornando verso il mare.
  2. Spegni flash, torce e luci dirette, perché la luminosità può disorientare sia gli adulti sia i piccoli.
  3. Non toccare l’esemplare, le uova o il nido, anche se ti sembra immobile o in difficoltà.
  4. Non bloccare la sua traiettoria verso l’acqua e non circondarla con altre persone o ombrelloni.
  5. Chiama il 1530 o il centro di recupero più vicino se la tartaruga è ferita, spiaggiata, in nidificazione o chiaramente sofferente.
  6. Se sei in barca o in nuoto, osserva da lontano e non inseguirla; meglio registrare mentalmente il punto dell’avvistamento e lasciare che si allontani da sola.

Queste indicazioni valgono ancora di più nei tratti di costa frequentati in estate, dove il rischio di disturbo è alto e il tempo dell’animale è breve. Un avvistamento ben gestito, invece, può diventare un evento naturale prezioso senza trasformarsi in una minaccia.

È anche il motivo per cui l’incontro con una tartaruga non va trattato come una curiosità da social, ma come un momento in cui la qualità del comportamento umano fa la differenza.

Perché conservarle cambia anche il modo in cui le osserviamo

La conservazione non è un tema astratto: cambia quali specie arrivano sulle nostre spiagge e quante hanno possibilità di riprodursi. WWF Italia lavora da più di 25 anni sulla Caretta caretta e mette in sicurezza nidi, ma le pressioni restano concrete: reti da pesca, plastica, erosione delle spiagge, luci artificiali e riscaldamento delle sabbie.

  • Cattura accidentale: è uno dei problemi più seri, perché coinvolge anche esemplari adulti e sani.
  • Plastica in mare: molte tartarughe la scambiano per prede gelatinose, soprattutto meduse.
  • Disturbo luminoso: le femmine possono essere ostacolate nella deposizione e i piccoli perdono l’orientamento quando escono dal nido.
  • Erosione e pulizia meccanica delle spiagge: riducono gli spazi adatti alla nidificazione e possono distruggere i nidi.
  • Temperatura della sabbia: incide sullo sviluppo degli embrioni; sopra i 29 °C tende a prevalere la nascita di femmine, sotto quella soglia aumentano i maschi.

Questo è il punto che spesso viene sottovalutato: non basta sapere “che specie è”. Bisogna anche capire in quale ambiente vive, quando si riproduce e quali minacce incontra sulla costa. Solo così la osservazione diventa davvero responsabile.

E a quel punto il riconoscimento smette di essere un esercizio di memoria e diventa una piccola competenza da spiaggia, utile ogni volta che il mare ti mette davanti una sagoma scura tra le onde.

La bussola che uso io per riconoscerle senza errori

Io parto sempre da quattro domande molto semplici. Dove si trova l’animale? Se è in mare aperto, su una spiaggia o in una laguna, il contesto già restringe molto il campo. Come si muove? Le pinne lunghe e il nuoto deciso spingono verso una specie marina, mentre zampe più tozze e passi sulla terra ferma fanno pensare a una testuggine. Com’è fatto il carapace? Più affusolato e idrodinamico per il mare, più alto e compatto per la terra. Sta tornando all’acqua o sta deposto? Questo dettaglio, da solo, dice moltissimo.

Se vuoi un criterio rapido, tieni questa bussola mentale: ambiente, zampe, carapace, comportamento. Con questi quattro segnali si sbaglia molto meno, si disturba meno e si legge meglio la fauna marina italiana. Per me è questo il modo più serio di guardare alle tartarughe: non come a un elenco di nomi, ma come a presenze diverse che raccontano ambienti diversi, dal mare aperto alle zone umide fino alla terra asciutta delle testuggini.

In pratica, riconoscere i tipi di tartarughe serve a una cosa molto semplice: godersi l’incontro senza rovinarlo. Nel contesto italiano questo significa soprattutto saper distinguere la Caretta caretta dalle specie d’acqua dolce che compaiono vicino a lagune e canali, così da reagire nel modo giusto e lasciare al mare il suo tempo.

Domande frequenti

In Italia si distinguono tre gruppi principali: tartarughe marine (es. Caretta caretta), tartarughe d'acqua dolce (es. Emys orbicularis) e testuggini terrestri (es. Testudo hermanni). La distinzione è cruciale per capire come interagire correttamente con loro.

Le tartarughe marine hanno pinne lunghe e un corpo affusolato, vivono in mare e depongono uova sulla sabbia. Quelle d'acqua dolce hanno zampe palmate e vivono in fiumi o laghi. Le testuggini terrestri hanno zampe robuste e un guscio alto, vivendo quasi esclusivamente sulla terraferma.

Mantieni almeno 10 metri di distanza, non toccarla e spegni flash o luci dirette. Non bloccare la sua traiettoria verso l'acqua. Se sembra ferita o in difficoltà, chiama il 1530 o un centro di recupero specializzato per assistenza.

La Caretta caretta è la specie di tartaruga marina più diffusa e nidificante lungo le coste italiane, specialmente nel Sud. È l'incontro più probabile per chi frequenta le spiagge e il mare nel nostro paese.

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Guendalina Costantini

Guendalina Costantini

Sono Guendalina Costantini, un'analista esperta nel settore del mare, della spiaggia e del benessere marino, con oltre dieci anni di esperienza nella scrittura e nella ricerca su questi temi. La mia passione per l'ambiente marino e le sue meraviglie mi ha portato a esplorare a fondo le dinamiche che influenzano la nostra salute e il nostro benessere attraverso l'interazione con il mare. Mi specializzo nell'analisi delle tendenze legate al turismo costiero e alle pratiche sostenibili, con un occhio attento all'impatto che queste hanno sulla nostra qualità della vita. Il mio approccio si basa sulla semplificazione di dati complessi e sull'analisi obiettiva, garantendo che i lettori possano accedere a informazioni chiare e utili. Sono fortemente impegnata a fornire contenuti accurati, aggiornati e imparziali, con l'obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza e apprezzamento delle risorse marine. La mia missione è quella di ispirare gli altri a riconnettersi con il mare e a comprendere l'importanza del benessere marino nella nostra vita quotidiana.

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