Quanto vivono le tartarughe marine? Età e minacce

Tartaruga marina verde nuota in acque blu profonde. Questi antichi animali marini, che vivono quanto le tartarughe, sono maestosi.

Scritto da

Helga Morelli

Pubblicato il

19 set 2026

Indice

Quando si osserva una tartaruga marina adulta, è naturale chiedersi quale storia porti con sé quel carapace. La domanda su quanto vivono le tartarughe non ha una risposta identica per tutte le specie, ma in generale parliamo di animali capaci di raggiungere 50-100 anni, anche se l’età reale è difficile da determinare. Qui chiarisco le differenze tra le principali specie mediterranee, il tempo necessario per diventare adulte e i fattori che possono accorciare la loro vita.

La longevità delle tartarughe marine dipende dalla specie e dalla sopravvivenza in natura

  • 50-100 anni è l’intervallo generale stimato per molte tartarughe marine.
  • La Caretta caretta, la più comune nel Mediterraneo, può arrivare a circa 70-80 anni.
  • La maturità sessuale arriva tardi, spesso tra 15 e 30 anni.
  • L’età esatta è difficile da misurare perché non si può leggere dal carapace.
  • Pesca accidentale, plastica, imbarcazioni e luci artificiali sono tra i pericoli più importanti.

Tartaruga marina nuota in acque azzurre, un simbolo di longevità. Quanto vivono le tartarughe? Molto a lungo, se protette.

Quanto può vivere una tartaruga marina

La risposta più corretta è questa: una tartaruga marina vive generalmente per diverse decine di anni e alcune possono superare il secolo, ma le stime più prudenti per le specie meglio studiate si collocano spesso tra 50 e 80 anni. Non bisogna però confondere la durata potenziale della vita con l’età media osservata in natura.

Molti esemplari muoiono durante le prime fasi del ciclo vitale, quando sono esposti a predatori, correnti, malattie e rifiuti. Per questo una specie può avere individui capaci di vivere 70 anni, mentre la popolazione nel suo insieme presenta una sopravvivenza media molto più bassa.

Specie Durata stimata Presenza nel Mediterraneo
Caretta caretta Circa 70-80 anni o più Comune, nidifica regolarmente sulle coste italiane
Chelonia mydas Almeno 70 anni Presente, ma meno frequente
Dermochelys coriacea Circa 45-50 anni o più Rara e soprattutto di passaggio

Il WWF Italia indica per la tartaruga marina comune una longevità che può arrivare a 80 anni in natura. Per me è il dato più utile da tenere a mente quando si parla delle tartarughe che frequentano i mari italiani, perché evita sia l’esagerazione dei 150 anni attribuita genericamente a tutti i cheloni sia la sottovalutazione della loro vita reale.

Le specie mediterranee non hanno tutte la stessa longevità

La Caretta caretta è il riferimento per le coste italiane

La Caretta caretta, chiamata anche tartaruga comune o tartaruga caretta, è il rettile marino più frequente nel Mediterraneo. In Italia è l’unica specie che nidifica regolarmente, soprattutto in alcune aree della Sicilia meridionale, delle Isole Pelagie e della Calabria ionica.

Le stime disponibili le attribuiscono una vita di oltre 70 anni, con valori massimi vicini agli 80. Raggiunge però la maturità sessuale solo dopo un lungo periodo di crescita, spesso intorno ai 20-30 anni. Una femmina adulta, quindi, ha già attraversato decenni di migrazioni prima di deporre il primo nido.

La tartaruga verde e la tartaruga liuto

La tartaruga verde, Chelonia mydas, può vivere almeno 70 anni e in alcune popolazioni potrebbe raggiungere età maggiori. È riconoscibile per il carapace ovale e per la dieta degli adulti, basata soprattutto su alghe e fanerogame marine, anche se i giovani possono avere un’alimentazione più varia.

La tartaruga liuto, Dermochelys coriacea, è la più grande tartaruga marina del mondo. Le stime sulla sua longevità sono meno solide, ma indicano in genere 45-50 anni o più. Nel Mediterraneo è molto meno comune della Caretta caretta e può essere avvistata soprattutto durante gli spostamenti o nelle aree di alimentazione.

La differenza tra queste specie insegna una cosa semplice: non basta dire “le tartarughe vivono a lungo”. Bisogna considerare specie, popolazione, ambiente e metodo di studio, perché la biologia di un animale mediterraneo non è necessariamente uguale a quella di un esemplare dell’Atlantico o del Pacifico.

Perché è così difficile stabilire l’età esatta

A differenza di ciò che si pensa spesso, il numero di linee sul carapace non permette di stabilire con precisione quanti anni abbia una tartaruga marina. Il carapace cresce in modo diverso secondo la disponibilità di cibo, la temperatura, lo stato di salute e la fase della vita, quindi non funziona come un calendario.

Gli scienziati ricostruiscono l’età usando dati di crescita, marcatura degli individui, osservazioni ripetute e analisi di alcune strutture ossee. Anche così, il risultato resta spesso una stima statistica e non una data certa di nascita. Le tartarughe marine, inoltre, trascorrono molti anni in mare aperto, dove è difficile seguirle con continuità.

Per questa ragione preferisco parlare di “longevità stimata” invece di attribuire un’età precisa a ogni animale. Quando un centro di recupero indica che una tartaruga è adulta, di solito si basa su dimensioni, maturità riproduttiva e caratteristiche biologiche, non su un conteggio visibile sul guscio.

La parte più rischiosa della vita arriva prima dell’età adulta

Il fatto che una tartaruga possa vivere decenni non significa che il percorso sia facile. Le uova e i piccoli sono le fasi più vulnerabili, mentre gli adulti hanno maggiori possibilità di sopravvivere grazie alle dimensioni, all’esperienza e alla capacità di spostarsi tra diverse aree di alimentazione.

La Caretta caretta può trascorrere i primi anni in mare aperto, dove si alimenta e cresce prima di avvicinarsi con maggiore regolarità alle zone costiere. In alcune popolazioni il passaggio alla maturità richiede 15-30 anni. Questo ritmo lento rende ogni perdita di un adulto particolarmente importante per la conservazione della specie.

Le femmine mature tornano a riprodursi nelle aree vicine alla spiaggia natale, un comportamento chiamato natal homing. La deposizione avviene generalmente di notte e può ripetersi più volte nella stessa stagione, ma una femmina non nidifica necessariamente ogni anno. Spesso tra una stagione riproduttiva e l’altra passano due o tre anni.

La temperatura della sabbia influisce anche sul sesso dei piccoli. Sabbie più calde producono in genere una percentuale maggiore di femmine, mentre temperature più basse favoriscono i maschi. L’aumento delle temperature e la perdita di spiagge adatte possono quindi alterare il delicato equilibrio delle popolazioni.

Cosa può accorciare la vita nel Mediterraneo

La longevità naturale viene spesso ridotta da pericoli legati alle attività umane. Il problema più grave è la cattura accidentale negli attrezzi da pesca, perché l’animale può annegare, ferirsi con un amo o rimanere impigliato nelle reti.

  • Plastica e rifiuti possono essere ingeriti insieme alle prede o causare occlusioni.
  • Imbarcazioni veloci possono provocare traumi al carapace o alle pinne.
  • Luci artificiali disorientano i piccoli appena usciti dal nido e possono disturbare le femmine.
  • Disturbo sulla spiaggia, rumore e presenza di persone possono spingere una femmina ad abbandonare la deposizione.
  • Perdita degli habitat costieri riduce i luoghi disponibili per nidificazione e alimentazione.

Secondo ARPAL Liguria, tra le principali minacce per la Caretta caretta rientrano proprio pesca accidentale, rifiuti, degrado degli habitat e disturbo dei siti di nidificazione. Il dato che considero più importante per chi vive il mare è che anche un gesto apparentemente innocuo, come illuminare un nido con una torcia, può avere conseguenze concrete.

Come comportarsi se si incontra una tartaruga sulla spiaggia

Se una tartaruga marina emerge per deporre, la cosa migliore è osservare da lontano e lasciare che sia l’animale a scegliere il percorso. Io eviterei sempre flash, torce puntate sul corpo, musica, movimenti improvvisi e tentativi di avvicinamento per scattare una fotografia.

  • Mantieni una distanza ampia e non circondare l’animale.
  • Non toccare la tartaruga, le uova o il nido.
  • Non spingere una femmina verso il mare e non cercare di liberare un piccolo.
  • Se trovi un esemplare ferito o immobile, non rimetterlo in acqua.
  • Contatta la Guardia Costiera o un centro locale di recupero per tartarughe marine.

Nel caso di un nido, è utile allontanarsi e segnalare la posizione alle autorità competenti senza scavare o delimitare l’area da soli. Una tartaruga spiaggiata può sembrare morta anche quando è ancora viva, mentre un animale apparentemente tranquillo può avere bisogno di assistenza: la valutazione va lasciata a personale formato.

Proteggere una tartaruga significa darle il tempo di diventare adulta

La risposta più onesta è che molte tartarughe marine hanno una longevità potenziale di parecchi decenni, ma solo una parte degli individui riesce a raggiungere l’età adulta. La Caretta caretta può arrivare a circa 70-80 anni, mentre altre specie superano i 50 o i 70 anni secondo la popolazione e le condizioni ambientali.

La loro vita lenta cambia anche il modo in cui dobbiamo guardare alla conservazione. Ridurre la plastica, rispettare le spiagge di nidificazione, navigare con prudenza e segnalare gli animali in difficoltà non sono gesti simbolici: aumentano concretamente la possibilità che una giovane tartaruga arrivi all’età riproduttiva e torni un giorno sulla costa mediterranea.

Domande frequenti

La Caretta caretta può vivere circa 70-80 anni o più. In natura, però, molti individui muoiono prima di raggiungere l’età adulta a causa di predatori, malattie, rifiuti e attività umane.

La Caretta caretta può arrivare a circa 70-80 anni, la tartaruga verde vive almeno 70 anni, mentre per la tartaruga liuto le stime indicano in genere 45-50 anni o più. I valori possono cambiare in base alla specie, alla popolazione e all’ambiente.

Non è possibile determinare con precisione l’età contando le linee sul carapace, perché la crescita varia con alimentazione, temperatura e salute. Gli scienziati usano dati di crescita, marcatura, osservazioni ripetute e analisi di alcune strutture ossee per ottenere una stima statistica.

Bisogna osservare da lontano, evitare flash, torce, rumori e contatti e non toccare né spostare l’animale, le uova o i piccoli. Se la tartaruga è ferita o immobile, non va rimessa in acqua: occorre contattare la Guardia Costiera o un centro locale di recupero.

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Helga Morelli

Helga Morelli

Mi chiamo Helga Morelli e ho accumulato dieci anni di esperienza nel campo del mare, della spiaggia e del benessere marino. La mia passione per questi temi è nata durante le estati trascorse sulla costa, dove ho scoperto l'importanza di un ambiente marino sano e rigenerante. Scrivo per condividere le mie conoscenze e aiutare i lettori a comprendere meglio come il mare possa influenzare il nostro benessere fisico e mentale. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni accurate e aggiornate, esplorando vari aspetti legati al mare e alla spiaggia, dai benefici delle attività acquatiche alle ultime tendenze nel campo del benessere. Sono solita confrontare fonti diverse e semplificare argomenti complessi per renderli accessibili a tutti. La mia missione è quella di ispirare e guidare chi desidera avvicinarsi a questo meraviglioso mondo marino, promuovendo uno stile di vita sano e consapevole.

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