I pesci hanno le orecchie? La verità sull'udito subacqueo

Un piccolo pesce con protuberanze simili a corna e occhi sporgenti, che sembra quasi che i pesci abbiano le orecchie. Riflesso su una superficie scura.

Scritto da

Helga Morelli

Pubblicato il

10 mar 2026

Indice

La domanda se i pesci hanno le orecchie merita una risposta precisa, perché il punto non è solo anatomico ma anche pratico: capire come percepiscono vibrazioni, rumori e movimenti sott’acqua cambia il modo in cui leggiamo il mare. Io partirei da qui: i pesci non hanno orecchie esterne come le nostre, ma molte specie possiedono un vero sistema uditivo interno, diverso da quello dei mammiferi e molto più vario di quanto si pensi.

In breve, l’udito dei pesci è interno, specializzato e molto diverso dal nostro

  • Non esistono padiglioni auricolari visibili, ma l’orecchio interno c’è ed è funzionale.
  • Nei pesci ossei gli otoliti aiutano a percepire vibrazioni e a mantenere l’equilibrio.
  • Gli squali sentono, ma con una fisiologia diversa e più orientata alle basse frequenze.
  • La linea laterale non è un orecchio, però completa l’insieme sensoriale a distanza ravvicinata.
  • Il rumore di motori, lavori marini e traffico può mascherare segnali utili ai pesci.

La differenza vera non è tra orecchie sì o no

Il fraintendimento nasce quasi sempre dal termine “orecchie”. Se immagino un orecchio come quello umano, con parte esterna, medio orecchio e timpano, allora la risposta è no: i pesci non ce l’hanno. Se invece parlo della capacità di ricevere e interpretare suoni e vibrazioni, allora la risposta cambia nettamente. Nei pesci l’organo rilevante è soprattutto l’orecchio interno, che lavora insieme ad altre strutture sensoriali per orientamento, equilibrio e percezione del movimento.

Una review su Frontiers chiarisce bene il punto: i pesci non leggono il suono come pressione pura, ma soprattutto come movimento delle particelle nell’acqua. Questo dettaglio sembra tecnico, ma in realtà spiega tutto il resto: perché il loro udito è più selettivo, perché varia così tanto da specie a specie e perché il mare rumoroso può diventare un problema reale. Per capirlo bene, però, bisogna guardare da vicino come funziona l’orecchio dei pesci ossei.

Il sistema della linea laterale nei pesci, che funziona come

Come funziona l’udito dei pesci ossei

Nei pesci ossei, l’orecchio interno contiene cellule sensoriali e piccole strutture calcaree chiamate otoliti. Sono, in pratica, “pietre” dell’orecchio fatte di carbonato di calcio: quando il corpo del pesce si muove nel campo sonoro, gli otoliti reagiscono con un lieve ritardo e piegano le cellule ciliate sensoriali. È questo scarto minimo a trasformare una vibrazione in segnale nervoso.

Il risultato è un sistema molto efficace per percepire movimenti e bassi suoni in acqua. Nella maggior parte dei teleostei la sensibilità uditiva è concentrata soprattutto su frequenze basse, spesso intorno a 30-50 Hz come soglia inferiore tipica, con estensioni che in alcune specie arrivano a circa 1.000-2.000 Hz. Non è un udito “da mammifero”, ma è perfettamente adatto all’ambiente marino e fluviale.

In alcune specie l’orecchio interno è anche aiutato da strutture accessorie. Un esempio classico è l’apparato di Weber, presente in gruppi come carpe e pesci gatto: collega la vescica natatoria all’orecchio interno e migliora la trasmissione delle vibrazioni. È un buon promemoria del fatto che, nei pesci, l’evoluzione ha trovato più di una soluzione per ascoltare il mondo sott’acqua. Da qui però la domanda si sposta sugli squali, che appartengono a un altro grande ramo del mare.

Perché squali e razze sono un caso diverso

Gli squali non vanno letti con lo stesso schema dei pesci ossei. Sono pesci cartilaginei e il loro sistema uditivo ha una configurazione diversa: niente otoliti come nei teleostei, ma organi interni basati su macule sensoriali e masse otoconiali che rispondono alle accelerazioni del mezzo. In altre parole, sentono, ma non nel modo in cui spesso ce li immaginiamo nei racconti popolari.

Gruppo Struttura principale Come percepisce meglio Limite pratico
Pesci ossei comuni Orecchio interno con otoliti Vibrazioni e frequenze basse Sensibilità molto variabile tra specie
Pesci ossei specializzati Orecchio interno + strutture accessorie Range più ampio, fino a circa 1-2 kHz in alcune specie Dipende da vescica natatoria e connessioni anatomiche
Squali e razze Orecchio interno con macule sensoriali e otoconia Stimoli a bassa frequenza e movimento del mezzo Non hanno l’orecchio esterno né la stessa trasduzione dei teleostei

Negli squali la sensibilità tende a restare concentrata sui bassi, con una risposta che in molti studi è più netta sotto i 200-300 Hz; proprio per questo il mito del “richiamo irresistibile” prodotto da qualsiasi rumore è fuorviante. Un rumore può attirare, disturbare o passare inosservato a seconda della specie, della distanza e della frequenza. Io trovo più corretto pensare allo squalo come a un animale che legge il paesaggio acustico in modo mirato, non come a un ascoltatore universale. E qui entra in gioco la linea laterale, che spesso viene confusa con l’udito ma ha un compito più preciso.

La linea laterale non sostituisce l’orecchio, ma lo completa

La linea laterale è un sistema di neuromasti, cioè piccoli recettori sensoriali distribuiti lungo il corpo e la testa. Serve a rilevare movimenti dell’acqua, vortici, pressioni locali e variazioni di flusso. Se l’orecchio interno è il sensore del suono in senso ampio, la linea laterale è il radar delle vibrazioni prossime al corpo.

Questo sistema è essenziale soprattutto a distanza ravvicinata: aiuta a localizzare una preda, a seguire una corrente, a muoversi in branco o a reagire a un ostacolo senza doverlo vedere. Nelle razze e in molti squali il contributo della linea laterale è particolarmente importante proprio perché il mare non è un ambiente statico, ma un mosaico di flussi continui. In pratica, i pesci non “sentono” solo con l’orecchio interno; costruiscono una mappa del mondo usando più canali insieme.

Questa distinzione è utile anche per non sovrastimare la capacità uditiva di una specie. Non tutto ciò che un pesce percepisce attraverso la linea laterale è un suono, e non tutto ciò che chiamiamo suono viene interpretato allo stesso modo. Il passo successivo, allora, è capire che cosa sentono davvero sotto la superficie.

Cosa percepiscono davvero sott’acqua

Sott’acqua il suono viaggia molto più velocemente che nell’aria, circa 1.500 m/s contro poco più di 340 m/s. Questo cambia il modo in cui il rumore si propaga e spiega perché il mare sia, dal punto di vista sensoriale, un ambiente estremamente ricco. Un pesce non ascolta solo “rumore”: ascolta anche segnali biologici, come richiami di corteggiamento, grugniti, colpi, movimenti di branchi e vibrazioni prodotte da altri animali.

Molti pesci sono sensibili soprattutto ai bassi, perché sono quelli che viaggiano meglio e che spesso contengono informazioni utili. Alcune specie riconoscono segnali di accoppiamento o di aggregazione; altre rispondono a rumori di predatori o a cambiamenti nel flusso dell’acqua. Nelle zone costiere questa realtà è molto concreta: un molo, una secca, una baia o una scogliera non sono soltanto paesaggi visivi, ma veri ambienti sonori. L’orecchio del pesce, in questo scenario, serve a interpretare ciò che accade prima ancora che l’occhio lo confermi.

NOAA Fisheries ricorda che il suono è uno dei mezzi più efficienti di comunicazione sott’acqua e che l’attività umana può alterare il paesaggio sonoro marino. Questo ci porta al punto più attuale della questione: non basta chiedersi se i pesci sentono, bisogna chiedersi anche che cosa arriva davvero alle loro orecchie interne quando il mare è pieno di motori e infrastrutture.

Quando il mare è rumoroso, il problema è il mascheramento

Il rumore non “spegne” automaticamente l’udito dei pesci, ma può coprire i segnali importanti. È il fenomeno del mascheramento acustico: se una frequenza prodotta da un motore, da un’elica o da lavori costieri si sovrappone al segnale utile, il pesce fatica a distinguerlo. Il problema si accentua perché molti suoni biologici dei pesci occupano proprio le bande basse, le stesse dove agiscono traffico navale, sonar, rilievi geofisici e battitura di pali.

Non significa che ogni porto o ogni passaggio di barca provochi un danno immediato. Significa però che il contesto conta moltissimo: durata dell’esposizione, intensità del rumore, distanza dalla sorgente e specie coinvolta. In un’area di riproduzione o lungo una rotta di spostamento stagionale, un rumore persistente può interferire con orientamento, comunicazione e comportamento alimentare. È uno di quei casi in cui la differenza tra “sentire” e “capire” il segnale diventa decisiva.

Se devo sintetizzarlo in modo molto concreto, il mare silenzioso non è mai davvero silenzioso, ma il mare troppo rumoroso può diventare meno leggibile per molti pesci. E questa è una buona chiave anche per chi vive il litorale da vicino, tra spiagge, porticcioli e uscite in barca.

Quello che conviene ricordare prima di usare la parola orecchie

La risposta pratica è semplice: i pesci hanno un udito interno, ma non orecchie esterne. Nei pesci ossei l’anatomia è spesso più specializzata di quanto sembri, mentre negli squali e nelle razze la percezione del suono è legata a un assetto diverso, molto sensibile ai bassi e alle vibrazioni vicine. Se aggiungo la linea laterale al quadro, ottengo finalmente una visione completa e molto più realistica del rapporto tra pesci, squali e mondo sonoro.

  • Se osservi pesci in acqua bassa, ricordati che stanno leggendo soprattutto vibrazioni e flussi, non solo immagini.
  • Se sei in barca, il rumore del motore è spesso più rilevante del rumore superficiale che percepisci tu.
  • Se parli di squali, evita semplificazioni da film: la loro sensibilità è reale, ma non universale.
  • Se vuoi capire davvero il comportamento di una specie, guarda sempre habitat, frequenze e distanza dalla sorgente.

In fondo, questa è la parte più utile della domanda: non serve decidere se i pesci “abbiano o no” le orecchie in senso umano, serve capire come ascoltano il mare. Ed è proprio lì che si legge la differenza tra una curiosità da spiaggia e una vera competenza sul mondo marino.

Domande frequenti

No, i pesci non possiedono padiglioni auricolari esterni. Il loro sistema uditivo è interno e specializzato per percepire suoni e vibrazioni nell'ambiente acquatico.

Nei pesci ossei, l'orecchio interno contiene otoliti (piccole strutture calcaree) che, vibrando con il suono, stimolano le cellule ciliate sensoriali, permettendo la percezione delle vibrazioni e dei suoni a bassa frequenza.

No, gli squali, essendo pesci cartilaginei, hanno un sistema uditivo diverso, senza otoliti. Percepiscono stimoli a bassa frequenza e il movimento dell'acqua tramite macule sensoriali e otoconia.

La linea laterale è un sistema sensoriale che rileva movimenti, vortici e variazioni di pressione nell'acqua a distanza ravvicinata. Non è un orecchio, ma completa la percezione sensoriale, aiutando nell'orientamento e nella localizzazione.

Sì, il rumore di motori, navi e attività umane può mascherare i segnali biologici essenziali per i pesci, interferendo con la loro comunicazione, orientamento e comportamento alimentare, specialmente nelle bande di bassa frequenza.

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Helga Morelli

Helga Morelli

Mi chiamo Helga Morelli e ho accumulato dieci anni di esperienza nel campo del mare, della spiaggia e del benessere marino. La mia passione per questi temi è nata durante le estati trascorse sulla costa, dove ho scoperto l'importanza di un ambiente marino sano e rigenerante. Scrivo per condividere le mie conoscenze e aiutare i lettori a comprendere meglio come il mare possa influenzare il nostro benessere fisico e mentale. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni accurate e aggiornate, esplorando vari aspetti legati al mare e alla spiaggia, dai benefici delle attività acquatiche alle ultime tendenze nel campo del benessere. Sono solita confrontare fonti diverse e semplificare argomenti complessi per renderli accessibili a tutti. La mia missione è quella di ispirare e guidare chi desidera avvicinarsi a questo meraviglioso mondo marino, promuovendo uno stile di vita sano e consapevole.

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